ARD System

Sito ufficiale del Maestro Giorgio Porcellana

Ragione e Istinto

Quando si inizia la pratica delle arti marziali spesso si resta impressionati dalla enorme mole di concetti e tecniche contenuti nello stile intrapreso: colpi diretti, indiretti, di mano, di piede, leve articolari di tutti i tipi, proiezioni, spazzate e chi più ne ha più ne metta…., ciò sovente scoraggia l’allievo tanto da farlo desistere dal continuare le lezioni, soprattutto se inizia l’addestramento in età matura. In effetti lo sforzo mentale richiesto per memorizzare le varie tecniche è notevole e altrettanto faticoso è il lavoro fisico necessario per padroneggiarle.
Ciò nonostante, quando si è giunti ad un certo grado di conoscenza dello stile, ci si dovrebbe domandare: quante delle tecniche faticosamente apprese sono entrate realmente a far parte del nostro bagaglio tecnico tanto da essere utilizzate istintivamente in situazioni di pericolo reale? Serve a poco conoscere centinaia di tecniche se si deve pensare per applicarle. Nella realtà raramente si ha il tempo di ragionare e agire coscientemente, anche se si affronta una persona inesperta nel combattimento.
Il concetto risulta più chiaro se si considera il classico esempio di quando si inizia a guidare un’automobile: si compie un enorme sforzo mentale anche per eseguire le azioni più semplici come regolare la frizione in fase di partenza, cambiare marcia, azionare le luci o i tergicristalli, nonostante si sappia perfettamente cosa fare, il corpo e la mente non sono coordinati e ci sembra di dover domare un cavallo selvaggio. Dopo qualche tempo e un po’ di pratica, ci capita di imbatterci in un incrocio cittadino e ci rendiamo conto di quanto lentamente e maldestramente riusciamo ad eseguire manovre che credevamo di conoscere, il suono dei clacson e i gestacci degli automobilisti a cui intralciamo la strada ci fanno capire che c’è ancora molto da lavorare….
Infine, dopo svariate centinaia di chilometri trascorse alla guida, manovreremo i pedali dell’automobile e la leva del cambio in maniera inconscia, magari discutendo animatamente con i passeggeri a bordo, e reagiremo istintivamente a qualsiasi rischio improvviso. A mente fredda poi, ci renderemo conto che i tempi di reazione necessari a sventare il pericolo non sarebbero stati compatibili con un’azione ragionata e che solo una reazione istintiva avrebbe potuto risolvere la situazione. La pratica nella guida ha fatto si che le manovre necessarie per la conduzione del veicolo siano passate dalla parte cosciente del nostro cervello, quella cioè che deve pensare prima di agire, alla parte inconscia, quella che si attiva istintivamente per fronteggiare improvvise situazioni di pericolo o percepite come tali.
Analogamente, le numerose tecniche contenute in un determinato stile di combattimento, devono essere allenate ripetutamente e con passione fino a farle passare alla parte inconscia del nostro cervello. Solo allora il nostro corpo avrà acquisito la capacità di reagire istintivamente e ci permetterà di fronteggiare qualsiasi pericolo in modo rapido ed efficace.
Chiunque abbia avuto la sfortuna di litigare con qualcuno o di essere aggredito, avrà colto l’enorme differenza che intercorre tra un match di un qualsiasi sport di combattimento e la realtà della strada. Un atleta che sale sul ring o sul tatami è consapevole che l’avversario userà le sue stesse armi e dovrà attenersi ad un preciso regolamento, l’unica variabile in gioco è l’abilità del contendente, per questo, solitamente, gli incontri cominciano con una fase di studio in cui c’è spazio per ragionare e agire consciamente, poi, quando il match entra nel vivo, l’intensità cresce, i colpi si susseguono rapidamente da ambo le parti e la ragione dovrà cedere il posto all’istinto perché solo quest’ultimo sarà in grado di trovare istantaneamente le risposte giuste per gestire la situazione. Per strada difficilmente un’aggressore ci concede il tempo per saggiare le sue capacità, non segue nessun regolamento ne possiede un codice etico su cui fare affidamento, anzi spesso i malintenzionati agiscono vigliaccamente cogliendo la vittima alle spalle, nascondendosi dietro armi di tutti i tipi. In una tale situazione i tempi di reazione sono così brevi che non c’è spazio per una azione ragionata, solo l’istinto può trovare una soluzione efficace. La quantità di tecniche che un atleta è in grado di eseguire a livello inconscio, dipende dai metodi d’allenamento e dall’impegno profuso. Circa il 5% delle tecniche allenate passano al livello inconscio e vengono eseguite istintivamente in un combattimento, solitamente queste tecniche sono quelle allenate da maggior tempo o quelle preferite dall’atleta.
Spesso si sentono discorsi sull’efficacia o meno di un’arte marziale o di un determinato stile di combattimento, discorsi di questo tipo non sono corretti perché non tengono conto della complessità relativa delle discipline che vengono comparate. Ad esempio, la Kickboxing contempla pochissime tecniche nel suo repertorio, in poco tempo gli allievi le assimilano e le utilizzano istintivamente in combattimento. Il Kung Fu, al contrario, è una disciplina molto complessa e comprende tantissime tecniche perciò i praticanti necessitano di più tempo per ottenere reazioni istintive di una certa efficacia. Ovviamente ciascuno stile pone l’accento su determinati gruppi di tecniche e specifiche metodologie d’allenamento studiate per favorirne l’assimilazione a livello inconscio e per stimolare la sensibilità istintiva, come ad esempio l’esercizio del Chi Sao nel Wing Chun e dell’Hubud nel Kali. Dunque l’efficacia o meno di una disciplina e i tempi necessari per raggiungerla, dipendono dalle metodologie di addestramento utilizzate e dalla capacità di impegno e applicazione del praticante.
Il sistema sviluppato nella Jeet Kune Do Kali International contempla una grande varietà di tecniche che vanno dal combattimento a mani nude (pugni, calci, distruzioni, intercettazioni, leve articolari, ecc.) al combattimento armato (pugnale, bastone, ecc.), al combattimento a terra (immobilizzazioni, strangolamenti, sottomissioni, ecc.), l’assimilazione di un percorso formativo così ampio necessiterebbe di tempi molto lunghi senza una metodologia d’allenamento razionale basata sul fattore conscio-inconscio.
Perché non utilizzare un sistema meno complesso in modo da ottenere una risposta istintiva in tempi brevi? Ci si potrebbe domandare.
La risposta è molto semplice: l’obbiettivo è quello di formare allievi in grado di agire efficacemente in ogni circostanza perciò bisogna fornirgli tutti gli strumenti possibili per renderli idonei ad affrontare qualsiasi situazione di pericolo.
Un sistema semplice avrebbe il pregio di ottenere reazioni istintive in tempi brevi ma, d’altro canto, potrebbe rivelarsi semplicistico se tali reazioni risultassero inefficaci nel contesto specifico in cui gli allevi si troveranno ad operare.Come diceva Bruce Lee: la mia tecnica è il risultato della tua tecnica, poiché non si può sapere in anticipo quando, dove e cosa farà il nostro avversario, bisogna possedere un bagaglio tecnico completo per affrontare efficacemente ogni possibile evenienza.
Fine ultimo ed essenza stessa del Jeet Kune Do è la ricerca della completezza abbinata all’efficacia attingendo la parte migliore di ciascun’arte marziale secondo il concetto che non esiste un’arte marziale per ogni tempo e ogni luogo, ma esiste un tempo e un luogo per ogni arte marziale.

 

di Willco.