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Filipino Martial Arts – Origini

Con la sigla FMA (Filipino Martial Arts) si indica l’insieme dei sistemi di combattimento tradizionali come l’Escrima, il Kali o l’Arnis De Mano, sviluppatisi autonomamente nelle varie tribù indigene per la necessità di difendersi dagli invasori stranieri che nel corso dei secoli hanno cercato di dominare l’arcipelago filippino. Le prime invasioni ad opera di indiani e arabi risalgono al XIII secolo, successivamente, nel XVI secolo, ebbe inizio la lunga dominazione spagnola durata oltre trecento anni (1565-1898) fino al trattato di Parigi che pose fine alla guerra ispano-americana decretando il passaggio delle Filippine sotto il controllo degli Stati Unti interrotto bruscamente dall’occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale.
Nel corso di questo lunghissimo periodo di dominazioni straniere le tribù filippine non si sono mai arrese agli invasori ma hanno continuato a lottare affinando e potenziando i loro sistemi di combattimento rendendoli sempre più semplici ed efficaci. È difficile individuare le origini delle FMA in quanto nel corso dei secoli hanno assorbito tecniche e movimenti delle diverse arti marziali praticate dai vari popoli conquistatori, probabilmente alla base dei sistemi di combattimento familiari filippini ci sono le arti marziali indonesiane, principalmente il Kuntao e il Silat.
Il termine Escrima però ci fa capire quanto importante sia stata l’influenza della lunga dominazione spagnola sulle FMA, infatti nella lingua dell’etnia filippina che l’ha sviluppata (Tagalog) ha lo stesso significato del termine spagnolo “esgrima” cioè “scherma”.
Una prova delle capacità belliche delle popolazioni filippine, gli europei la ebbero pochi anni dopo il loro sbarco in quell’arcipelago, quando nel 1521 il famoso esploratore e condottiero Ferdinando Magellano venne ucciso dal capotribù dell’isola di Mactan nel tentativo di reprimere una ribellione scoppiata successivamente alla sottomissione della vicina isola di Cebu alla corona spagnola.
magellano-lapu-lapu
Dai racconti dello storico italiano Antonio Lombardo (detto Pigafetta) al seguito della spedizione spagnola, le popolazioni indigene filippine avevano mostrato di possedere una propria cultura marziale e grandi capacità nell’utilizzo di armi tradizionali come archi e frecce, bastoni, spade, pugnali e armi da taglio simili al machete dette “Bolo.
Soltanto i maestri d’armi portoghesi e soprattutto italiani non furono sopraffatti nello scontro corpo a corpo dagli indigeni insorti, grazie all’abilità di combattere utilizzando due lame: la spada in una mano e la daga (più corta) nell’altra. La diversa lunghezza delle due lame permetteva di essere efficaci sia nella lunga che nella corta distanza, inoltre gli italiani si distinsero per la capacità di utilizzare la daga sia per offendere che per parare i colpi dell’avversario.
spada-daga
Durante la colonizzazione gli spagnoli imposero la loro cultura e la loro religione, bandendo la pratica delle arti marziali che i filippini comunque riuscirono a tramandare a livello familiare spacciandole per balli tribali.
Nel corso dei secoli, gli indigeni assimilarono anche la cultura marziale degli europei (inclusa la scherma con la spada e la daga) che però non si sostituì semplicemente alla preesistente cultura marziale ma si fuse con essa dando luogo ad un sistema di combattimento totale che armonizza la fluidità dei movimenti e le capacità di maneggio delle armi, tipica delle arti marziali orientali, con le tecniche e la meccanica di quelle europee.
L’evoluzione delle FMA ha portato nel tempo a sostituire la daga con il coltello, più piccolo e maneggevole, e la spada con il bastone di rattan, più corto (circa 70 cm) e più idoneo per l’utilizzo in azioni di intrappolamento degli arti o in tecniche che implicano la cattura diretta dell’arma.
La configurazione a due lame (una lunga ed una corta) è ancora utilizzata nella scuola filippina sostituendo il bastone con il Bolo.
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Le FMA pur possedendo un bagaglio tecnico paragonabile per certi aspetti alle MMA (Mixed Martial Arts), non appartengono a questo circuito commerciale soprattutto a causa dell’utilizzo delle armi, quindi sono poco conosciute. Da sempre infatti, sono considerate arti marziali efficaci nell’auto difesa in complesse situazioni reali come aggressioni armate, nel mantenimento dell’ordine oppure in scenari di guerra, perciò vengono praticate dai corpi speciali militari o delle forze dell’ordine piuttosto che dagli sportivi.

di Willco.