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Sito ufficiale del Maestro Giorgio Porcellana

Consapevolezza

Prevenzione reale alle aggressioni

E’ importantissimo imparare a tenere sempre conto del proprio istinto e a usare la propria consapevolezza in ogni situazione, la consapevolezza non è nient’altro che trovarsi con la mente nel posto in cui siete, vivendo in quel preciso istante senza essere distratti dai vostri pensieri. In poche parole siete presenti e attenti a ciò che accade intorno a voi.
La consapevolezza è utile per affrontare qualsiasi situazione, dal traffico caotico di una città, ai prodromi di un aggressione. Tenete conto che un malintenzionato ha dalla sua l’effetto sorpresa che costituisce un enorme vantaggio nei vostri confronti. Se non sarà sicuro di poterlo sfruttare, perché capisce che siete vigili, rinuncerà ad aggredirvi cercando una preda più facile.
Esempio: uno sconosciuto che insiste per aiutarvi e voi sentite degli strani crampi allo stomaco ma accettate per non apparire scortesi, i malviventi fanno conto su questo.
La miglior autodifesa è la CONSAPEVOLEZZA che è la nostra prima linea di difesa. Un concetto talmente semplice che sarete tentati di ignorarlo, ma talmente efficace che se saprete tenerlo in considerazione vi salverà da molte incresciose situazioni.
Un colonnello in pensione dell’esercito americano, J. Cooper, mise a punto, a questo proposito, una scala cromatica del pericolo.
Ecco in cosa consiste la scala cromatica di Cooper: Condizione bianca: testa fra le nuvole, siamo ad un incrocio e non vediamo la macchina che ci sta arrivando addosso; siamo in un parcheggio deserto e non ci accorgiamo che due malintenzionati ci stanno tenendo d’occhio.
In condizione bianca si può morire senza neanche rendersene conto.

Condizione gialla: siamo rilassati ma vigili, pronti a intercettare il minimo segnale di pericolo e predisporci all’azione.

Condizione arancione: la minaccia stà per coinvolgerci, l’abbiamo individuata (se siamo in condizione gialla) e stiamo adoperandoci per risolvere la situazione.

Condizione rossa: pericolo in corso, stiamo operando per salvarci.
Se si è in condizione bianca si passa alla rossa senza neanche accorgersene. Se si è in condizione gialla si passa attraverso l’arancione e, se non si può fare altrimenti, si giunge alla rossa. Siate presenti in ogni momento della vostra vita.

In psicologia biologica, con il termine consapevolezza (inglese awareness) si intende la percezione e la reazione cognitiva di un animale al verificarsi di una certa condizione o di un evento. La consapevolezza non implica necessariamente la comprensione. Il concetto di consapevolezza è relativo. Un animale può essere parzialmente consapevole, oppure può essere consapevole a livello subconscio o anche profondamente consapevole di qualcosa.
La consapevolezza può essere individuata in uno stato interno, quale ad esempio una sensazione viscerale o la percezione sensoriale di eventi esterni.

Concetti chiave:

Situational Awareness = consapevolezza situazionale: consiste in uno stato di “vigilanza generale rilassata”, che permette di annullare l’elemento della sorpresa e dell’inaspettatezza dalla minaccia.
Survivor’s attitude = atteggiamento di sopravvivenza: consiste nella propensione a fare qualunque cosa sia necessaria, rifiutando in anticipo di diventare una vittima, non arrendendosi MAI.
Threat management = gestione dei pericoli: addestramento focalizzato allo sviluppo di quegli attributi che consentono ad un individuo isolato di ottenere la più alta probabilità di successo al fine di EVITARE, ELUDERE o CONTRASTARE e ABBANDONARE IN SICUREZZA una aggressione criminale in qualunque ambiente (stradale, domestico, veicolare).

Prima necessità, effettuare un threat & risk assessment in base al proprio stile di vita.
La maggioranza dei reati di strada sono crimini di OPPORTUNITA’, tale opportunità può essere offerta apparendo come un BERSAGLIO FACILE.
Il modo in cui cammini, quanto distratto appari, senza uno scopo, confuso, la tua età ed il tuo sesso, le tue condizioni fisiche.
Secondo uno studio specifico condotto in USA, ad un predatore criminale servono solamente 7 secondi per valutare le potenziali vittime, l’aggressione a seguire avverrà in maniera estremamente rapida ed indescrivibilmente brutale.
A differenza del “bravo cittadino”, il delinquente abituale non risulta essere estraneo alla violenza fisica, non ha freni morali, di coscienza o religiosi, quindi nessuna esitazione, spesso non teme le forze dell’ordine né tantomeno le conseguenze legali delle sue azioni, ci sono buone probabilità che sia più giovane e fisicamente più forte della vittima, che sia sotto effetto di stupefacenti piuttosto che sostanze psicotrope (alcool in cima), dispone di un piano già pianificato e spesso già eseguito numerose volte.
Di qui l’importanza di un buon awareness che ci consenta di anticipare i problemi o perlomeno eliminare il fattore sorpresa.

Il processo di creazione di una buona CONSAPEVOLEZZA SITUAZIONALE si compone di tre fasi:

  1. Preparazione mentale.
  2. Condizionamento mentale.
  3. Consapevolezza mentale

1: Accettazione della realtà, la società è piena di violenza ed un giorno potremmo essere costretti ad affrontarla. Rifiutare categoricamente l’atteggiamento disfattista del “se mi vogliono mi prendono”.
Accordare con sé stesso che QUANDO il momento arriverà (non “SE”), non ti arrenderai.

2: E’necessario sviluppare dei buoni attributi di consapevolezza situazionale e mantenerli affilati.
E’ sufficiente leggere i giornali o vedere i telegiornali per sentire una infinità di episodi criminali orribili. Chiediti come avresti gestito una situazione analoga, avresti potuto EVITARLA?
Avresti potuto ELUDERLA? In caso di impossibilità ad una azione preventiva a quali opzioni avresti potuto ricorrere per contrastare ed allontanarti in sicurezza da tali incidenti?
Usa molto la visualizzazione, è uno strumento di addestramento fondamentale, riesce addirittura ad “ingannare” il cervello, desensibilizzandolo rispetto ad eventi mai accaduti in realtà ma già “vissuti” a livello emotivo, più intensa la visualizzazione, più sensi riesci a coinvolgere, maggiore la sua utilità in tal senso. Un esercizio per allenare la consapevolezza è quello che Marcus Wynne ha chiamato “5 minuti al giorno”: dobbiamo chiderci in un qualunque momento della giornata cosa vediamo attorno a noi stessi, contare gli alberi, le macchine, le persone e qualunque oggetto ci circonda e rientra nel nostro campo visivo periferico; poi chiediti cosa senti e presta attenzione a qualunque rumore (uccelli, animali, veicoli, persone, porte che si chiudono, elettrodomestici, etc. etc.
Successivamente passa a concentrarti sulle sensazioni che provi, che vanno dalla tensione delle spalle, alle “farfalle nello stomaco” dovute alla tensione o alla paura, il senso di piacevole “vuoto” dato dal rilassamento, l’eccitazione, l’allegria etc. etc. E’ importante poi prestare attenzione ai messaggi che riceviamo dal sesto senso dell’ INTUIZIONE (in merito al quale si rinvia per una trattazione esaustiva e assai utile, al manuale di Gavin De Becker “The gift of fear”).
Un esercizio utile è quello inoltre di prendere un foglietto di carta e ogni volta che per strada veniamo approcciati da qualcuno (conosciuto o sconosciuto) senza che ci siamo accorti per tempo del suo avvicinamento segnamo una “X” perché potenzialmente potevamo essere aggrediti.
Ogni volta che riusciamo ad anticipare l’approccio vedendo per tempo l’avvicinamento segnamo una “O”. Un periodo di un mese trascorso senza (o con poche) “X” è indice della formazione di abitudini corrette.

3: La zona di sicurezza personale ideale è di circa 7 metri per 360°, sia che ci si riferisca ad un individuo a passeggio, in macchina oppure seduto in un luogo pubblico, ovviamente tale area si restringe in base alle circostanze (ad esempio in ascensore) ed altrettanto ovviamente il traffico pedonale in una grande città potrebbe far apparire tali limiti come velleitari, tuttavia quando ci soffermeremo sul COSA OSSERVARE e CERCARE, si realizzerà come in realtà sia abbastanza facile notare i soggetti che all’interno di una folla si comportano in maniera “fuori posto” ed incongruente.
Il motivo dei 7 metri è determinato dai tempi di reazione e dal fattore “distanza critica” che sono stati trattati all’interno di un altro articolo ad essa dedicato, verranno comunque analizzati più avanti.
Il fine per cui è di fondamentale importanza aumentare la nostra consapevolezza è quello di individuare quindi il problema prima che lui veda noi, o perlomeno nello stesso momento. Prima verrà individuato il problema, maggiore sarà il tempo a disposizione per agire.
Maggiore il tempo, maggiori le opzioni, maggiori le opzioni maggiori le chance di mettere in atto un piano finalizzato ad ottenere il risultato voluto. Ciò in quanto è fondamentale NON REAGIRE al problema, MA AGIRE PREVENTIVAMENTE; reagendo alle azioni dell’aggressore non siamo noi a dominare la situazione, stiamo rispondendo in maniera DIFENSIVA, più tempo stiamo sulla difensiva, più difficile diviene ottenere predominio tattico della situazione.

Segnali di Pericolo: termine generico per indicare qualunque cosa ci avverta di un potenziale problema in arrivo.
Spesso sono di tipo visivo, ma possono includere tutti i cinque sensi, anzi tutti e sei.
Le categorie in cui si possono racchiudere sono:
Visivi – Uditivi – Intuitivi – Situazionali.

VISIVI:

  • Contatto visivo esuberante e prolungato.
  • Avvicinamento ed approccio deliberato (questo è uno dei migliori fattori per individuare potenziali problemi nella folla, tutti seguono il flusso tranne lui).
  • Individui che si muovono con te quando tu ti muovi.
  • Movimenti predatori (rotatori, frazionamento, tentativo di guadagnare le nostre spalle).
  • Distrazioni (dal semplice “hai da accendere sino ai Modus operandi criminali moderni: tipo “il gioco del bravo ragazzo”.
    Esempi di frasi: “Hei amico, mi sa che hai perso una moneta, è tua?” oppure “Hei amico hai un cellulare che mia moglie è lì dietro l’angolo che sta per partorire?”).

Il predatore cerca di stabilire un terreno di caccia ideale e trovare un punto di sorveglianza apparentemente casuale, inizia a seguire la preda in un ambiente pubblico al fine di determinare se sia un bersaglio facile, determinata la vulnerabilità seguirà la vittima cercando luogo e opportunità per agire, cercherà di eguagliare la velocità di deambulazione della vittima, prima di stabilire il contatto controllerà attorno la presenza di eventuali testimoni e al momento opportuno entrerà velocemente nella zona di sicurezza personale della vittima.

UDITIVI: grida, minacce verbali, suono di passi, respiro pesante etc. etc.

ISTINTIVI: si rinvia interamente alla trattazione di Gavin de Becker, “The gift of fear”.

SITUAZIONALI: sono tutti quei segnali che annunciano una azione criminale già intrapresa, ma che per essere consumata va eseguita in un secondo luogo.
Essere spinti in una macchina, essere presi di peso da uno stupratore che vuole portarci in un luogo sicuro (per lui), qualcuno che forza la porta di casa nostra, qualcuno che ci vuole legare o imbavagliare.
Tutte queste azioni fungono da indicatori affidabili al 100% dell’imminente evoluzione violenta della situazione, nel caso sia impossibile fuggire in sicurezza, questa potrebbe essere l’unica chance per combattere letteralmente per la propria vita.

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