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Sito ufficiale del Maestro Giorgio Porcellana

Amigdala

Artefice della preservazione della specie umana

Nel campo del Combattimento ravvicinato (corpo a corpo, close-quarter-combatCQC), per lunghissimo tempo si è verificata una disconoscenza, una mancata comprensione degli effetti neurofisiologici della paura e dell’adrenalina, e della cosiddetta dicotomia “fight or flight” (combatto o scappo) nella risposta alla minaccia, ciò continua a rappresentare un problema potenzialmente letale per chiunque, cittadino, operatore delle forze dell’ordine o operatore militare che si trovi ad affrontare la minaccia della violenza reale. Credo che la comprensione delle “pressioni e tensioni di sopravvivenza” che si registrano in uno scontro violento della vita reale sia di importanza capitale per l’apprendimento efficiente ed efficace delle capacità di combattimento ravvicinato. Il perché è molto semplice, nel momento del pericolo, nel momento dell’agguato, nello shock e nella sorpresa di una aggressione “del mondo reale”, una sola e semplice legge trova applicazione e domina l’evento: la regola della fisiologia.
Prenderei in considerazione gli studi effettuati dal Dr. Tony Blauer a partire dagli anni ’70; creatore del metodo “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate”, egli sostiene che la preparazione e la totalità’ teoretica nell’allenamento richieda una integrità completa, intesa come l’esigenza che gli scienziati nel campo del confronto fisico umano, non si lascino mai influenzare dall’ego, dalle tradizioni, dai sistemi o dagli stili nel verificare gli esperimenti addestrativi. Il tipico ego peggiorativo tende a voler creare disegnare ed implementare strategie di allenamento che ci facciano apparire e sentire meglio. Tuttavia assai raramente questo tipo di addestramento prepara gli individui alla realtà.
Già sul finire degli anni 70 Blauer lavorava spesso all’esercizio del “sucker punch drill” ossia la tecnica del pugno “bastardo”, quello portalo all’improvviso, con cui viene iniziata e contestualmente terminata l’aggressione data l’inaspettatezza del medesimo.
Dalle sperimentazioni condotte sui suoi studenti e su numerosi esperti di metodi marziali, emerse come le tipiche tecniche marziali fallissero circa il 50% dei casi, nel corpo e nella mente allenati di artisti marziali professionisti; trovando tutto ciò inaccettabile nella prospettiva della difesa personale, quasi per caso, Blauer notò come in situazioni di vera sorpresa, quando uno studente dava libero sfogo ad un pugno improvviso ben camuffato, questo generasse una “flinch response”, ossia la risposta riflessa-involontaria di sottrazione automatica al pericolo, alla sorpresa, con ritrazione (indietreggiamento) mediante sobbalzo e riduzione del bersaglio con contestuale protezione della testa mediante mani e braccia (su questo tornerò più avanti). Iniziando ad analizzare questo fenomeno in maniera approfondita, Blauer notò come ogni volta che la reazione “flinch” fosse determinata da un attacco improvviso (sucker-punch) l’attacco non arrivava pienamente a bersaglio, non arrivava “pulito”. A seguito di notevole esplorazione del tema, ulteriori simulazioni ed esercizi e miglioramenti, Blauer riuscì a condensare migliaia di ore di ricerca in due verità, semplici ma di vitale importanza:

1. Uno stimolo introdotto troppo velocemente bypassa il sistema cognitivo della memoria muscolare cerebrale e determina una “flinch response”

2. La reazione “flinch” è una risposta fisiologica, altamente provata e funzionante come efficace meccanismo protettivo.

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Questo tipo di reazione appare essere una improvvisa reazione al pericolo o alla sorpresa, ma in realtà è un processo provato, prevedibile e solidamente strutturato.
I nostri riflessi genetici di sopravvivenza, sono in realtà molto più affidabili dei nostri programmi teorici cognitivi che si basano sulla memoria muscolare. Perciò un sistema protettivo responsabile, scientificamente strutturato e provato, nonché ASSIMILABILE IN VIA PERMANENTE dal nostro organismo, dovrebbe abbracciare ed integrare questa realtà.
Questo è il processo che costituisce il fondamento e l’ispirazione del sistema “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate”.
Sulla base di questa scoperta, Blazer iniziò lo studio sistematico tramite il dissezionamento dell’utilizzo del “flinch” come piattaforma di risposta; vennero condotti innumerevoli esperimenti “dal vivo”, esaminati centinaia di veri combattimenti ed aggressioni, microscopicamente saggiati al fine di continuare ad evolvere e ridefinire il metodo, cosa che tuttora avviene. Alla luce dei fatti esposti il metodo in questione può essere considerato a tutti gli effetti “pura ricerca scientifica”.
I protocolli di validazione delle teorie scientifiche internazionalmente accettati, prevedono differenti standard che tuttavia si possono riassumere nella semplice metodologia: Proposizione della questione, Proposizione della risposta, verifica della risposta, valutazione dei risultati, raffinazione e perfezionamento della questione, e si riparte dal principio, sino a raggiungere standard di adeguatezza quantitativa e qualitativa.

Tony Blauer ha trascorso più di 20 anni seguendo queste strategie, il risultato è stata la creazione di un processo nel metodo “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate” che è supportato dalle più recenti scoperte apportate dalle ricerche neurofisiologiche. Potrebbe trattarsi dello sviluppo più importante nell’allenamento al CQC nell’immediato futuro, poiché è basato sulla premessa e sulla REALE comprensione che LA FISIOLOGIA E’ IL FATTORE GOVERNANTE AL MOMENTO DI UN AGGRESSIONE INASPETTATA.

Da un punto di vista prettamente fisiologico, il momento dell’agguato improvviso genera alla velocità della luce una risposta globale del corpo, coordinata da una piccola porzione del cervello nota come AMIGDALA. Ciò che è di vitale importanza comprendere è che la paura e la disperazione create da un aggressione improvvisa determinano PRIMA una reazione “Flinch o Freeze” SEGUITA POI dalla ben conosciuta “FIGHT or FLIGHT”.
Moltitudini di effetti sono stati notati, registrati e sperimentalmente dimostrati nei momenti di alto stress da combattimento. Le alte probabilità che ogni scontro nella società moderna possa velocemente trasformarsi in potenzialmente LETALE (i fatti di cronaca lo dimostrano internazionalmente), posiziona lo scontro fisico tra le più alte categorie di fattori di stress potenziali.
Ecco solo alcuni fra gli effetti determinati da un alto dosaggio di adrenalina in circolo nel corpo umano:
Visione tunnel (accentuata riduzione della visibilità periferica)
Aumento del battito cardiaco.
Aumento del flusso sanguigno al sistema muscolare (aumento della velocità e della forza).
Elevazione della soglia del dolore.
Dilatazione pupillare.
Esclusione uditiva.
Tachipsichismo (percezione di rallentamento o accelerazione degli eventi).
Contrazione delle viscere addominali e della vescica.
Precognizione.
Amaurosis fugax (cecità temporanea, si registra solo in caso di fortissimi stress ed eventi di traumaticità elevatissima in cui il cervello “si rifiuta” di rivedere ciò che gli occhi trasmettono).

Tutti questi e i molti altri effetti determinati, hanno come unico fine: la sopravvivenza.

Riassumendo:

INCREMENTO DELLA FORZA E DELLA RESISTENZA, DECREMENTO DELLE ABILITA’ E DELLA COORDINAZIONE.

Tuttavia, ciò che è vitale comprendere è che tutte queste reazioni radicate nel sistema “fight or flight” corporeo rappresentano solamente una parte della “storia”. Difatti ciò che pochi soggetti fino ad oggi hanno realizzato è che queste risposte fisiologiche alla percezione di minacce immediate sono SECONDARIE alla incredibile velocità di reazione dell’ AMIGDALA. Per poter sviluppare un metodologia addestrativa finalizzata all’ottimizzazione della sopravvivenza è fondamentale comprendere che PRIMA interviene la reazione amigdalica e POI la reazione “fight or flight”.

I due capisaldi della neurofisiologia che vanno compresi in relazione al CQC sono:

1. Se la minaccia si presenta all’improvviso, i meccanismi fisiologici di sopravvivenza geneticamente radicati nel sistema nervoso, bypasseranno qualunque sistema difensivo appreso, che si basi sulla capacità di accedere a risposte al pericolo cognitivamente assimilate e sviluppate, (memoria muscolare).

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L’amigdala è un area cerebrale bilaterale a forma di mandorla, nei primi studi di neurofisiologia, veniva considerata parte del sistema limbico del cervello: una regione descritta come la vecchia porzione istintiva del cervello (cervello rettiliano) che presiede alle risposte ai potenziali pericoli di sopravvivenza.

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Tuttavia, molti ricercatori moderni ritengono che la maggior parte dei processi connessi alla paura ed effetti consequenziali sul corpo, siano correlati alla sola amigdala ed in particolare as uno dei suoi diversi nuclei.
Gli animali esaminati in via sperimentale successivamente alla rimozione della amigdala, solitamente non mostravano forma alcuna di paura organica. Ciò che risulta particolarmente affascinante circa questo processo è il fatto che inscritte nei riflessi dell’amigdala si trovino le reazioni intuitive ed istintuali alle potenziali minacce e pericoli; ad esempio, un topo nato e cresciuto in laboratorio mostrerà tutto l’insieme delle normali reazioni di paura alla vista di un gatto per la puma volta nella sua esistenza, senza averne mai visti odorati o incontrati precedentemente. Tuttavia a seguito dell’asportazione dell’amigdala, il topo messo di fronte allo stesso gatto non darà segno alcuno di comportamenti paurosi, allo stesso modo, in soggetti umani, in seguito alla somministrazione di fotografie rappresentanti espressioni facciali sgradevoli si è registrato un aumento della risposta amigdalica. Da ciò si è dedotto che l’amigdala non solo è un contenitore di paure ataviche istintive ed intuitive, ma che è anche in grado di apprenderne.
Il nucleo centrale dell’amigdala riceve input da ogni sistema sensoriale corporeo, così può determinare risposte a segnali di pericolo percepiti dal sistema visivo, uditorio, olfattivo, tattile e gustativo. In altre parole, l’amigdala può istantaneamente rispondere ad ogni stimolo sensorio indicativo di pericolo, indipendentemente dalla natura dello stesso. Quando siamo seduti alla nostra scrivania, avremo una immediata reazione “flinch” se percepiamo il rumore di un vetro in frantumi dietro di noi, possiamo saltare in piedi e cercare la fonte del fumo che ci stimola le narici per paura di un incendio, stessa reazione nel caso in cui percepiamo tramite la visione periferica un oggetto lanciatoci contro o un uccello in volo radente o qualunque altro movimento percepito come potenzialmente pericoloso. Ancora più importante è la comprensione degli output dell’amigdala rispetto agli stimoli in entrata.
Il nucleo dell’amigdala è connesso direttamente al midollo allungato, in cui tutte le risposte riflesse ed istintive al pericolo sono custodite.

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La maniera più agevole per visualizzare il processo è pensare al “riflesso flessorio di allontanamento”, ciò che si realizza quando viene toccata inconsciamente una superficie molto calda, il nostro organismo non perde tempo comunicando alla porzione evoluta del cervello (corteccia cerebrale) che l’oggetto con cui si è entrati in contatto scotta e che pertanto sarebbe opportuno rimuovere la mano prima che rimanga malamente ustionata. E’ solamente dopo che la mano è stata riflessamente ritratta che la parte “cosciente” del cervello realizza ciò che è accaduto.
Questo è un sublime meccanismo protettivo del nostro organismo che non necessita attività cerebrale cosciente. Molti ricercatori in effetti sostengono che molte delle risposte amigdaliche al pericolo non coinvolgano neppure marginalmente la corteccia cerebrale (la parte che presiede alle funzioni logico-cognitive): i riflessi bypassano i comportamenti appresi.
Questo è il modo con cui un famoso neurologo spiega il processo: “Gli stimoli viaggiano tramite i neuroni talamici (genicolato mediale) fino a giungere all’ amigdala (nuclei centrale e laterali), contemporaneamente l’informazione viene inviata alla corteccia cerebrale che cerca di identificare la situazione “consciamente”, nel tempo in cui la corteccia realizza la situazione, l’amigdala ha già’ attivato una risposta difensiva contro i potenziali pericoli.
L’informazione ricevuta dall’amigdala tramite il talamo non viene filtrata ed è subito messa in azione, al contrario l’attività della corteccia è finalizzata a prevenire risposte inappropriate piuttosto che fornire la più idonea”.

Potrebbe tornare utile anche la spiegazione fornita dal Dr. Joseph Le-Doux, l’eminente neurologo che per primo ha dedicato studi intensivi sulle funzionalità dell’amigdala: “Per farla breve, esiste un computer emozionale in ogni cervello, si chiama amigdala. Riposa in assoluta calma fino a quando percepisce una minaccia. Quando ciò si verifica, inserisce le marce ad una velocità impressionante, e coordina le risorse cerebrali nel tentativo di proteggerci dal pericolo. Questo sistema venne creato dall’evoluzione per individuare e difendersi dai predatori e da altri tipi di pericoli naturali che minacciavano la sopravvivenza o il territorio, e domina sia le paure ataviche che quelle apprese… il segreto del funzionamento dell’amigdala sta nei suoi collegamenti neurali. Riceve terminazioni nervose che trasportano messaggi da tutti i sensi: vista, udito, tatto, gusto, olfatto. Se un pericolo si annida nei messaggi trasportati dai sensi, l’amigdala si attiva e immediatamente le terminazioni nervose in uscita inviano messaggi agli organi corporei che rispondono in modo da garantire la sicurezza dell’organismo.

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L’amigdala funziona in completa autonomia, senza la necessità di coinvolgerti nell’azione… Parte della spiegazione di tutto ciò è individuabile nella natura delle connessioni esistenti tra la corteccia cerebrale e l’amigdala, in cui i nostri pensieri, speranze, e pianificazioni si generano, e attraverso i quali esercitiamo il controllo sulle nostre emozioni (per quanto possibile). Si rende pertanto evidente come l’amigdala si trova in posizione assai migliore per influenzare la corteccia rispetto ad altri metodi.”

2. Come precedentemente espresso, un aspetto fondamentale della risposta amigdalica è dato dal fatto che L’AMIGDALA E’ IN GRADO DI APPRENDERE.
Mentre numerosi esperimenti hanno dimostrato come sia impossibile eliminare la risposta istintiva di “flinching”, si è dimostrato come invece sia possibile, mediante l’addestramento idoneo, modificare la “flinch response”. Un buon esempio può essere visto nella conduzione delle “entrate dinamiche esplosive” utilizzate dalle squadre di recupero ostaggi di tutto il mondo; un costante addestramento di squadra è necessario per poter prevenire la reazione “flinch and freeze” al rumore generato dagli esplosivi e dalle flash-bang in fase di entrata dinamica.

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Questo principio, ossia che la “flinch response” non può mai essere eliminata ma modificata costituisce il fondamento su cui si basa il metodo “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate”.
Blauer si rifà a questo concetto definendolo come “convertire il flinch in un movimento tattico”.
La bellezza del metodo “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate” è che i suoi strumenti, tattiche, strategie e metodologie addestrative si fondano esclusivamente su questo incredibile sistema genetico (amigdalic response). Si basa quindi sulla “flinch response”, riconoscendo che il corpo reagirà privo dei benefici della parte cosciente del cervello in cui sono immagazzinate tutte le tecniche tipiche delle arti marziali e dei sistemi di combattimento in generale.

PIATTAFORMA DEL METODO “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate”:

Mediante l’osservazione, Blauer ha individuato tre reazioni di “flinching” basiche ed istintive, presenti al momento del pericolo: (lascerò intatta la terminologia anglosassone che meglio rende i concetti)

1. Push away danger – Facilmente raffigurabile pensando ad una macchina che improvvisamente “tira una inchiodata” direttamente a fronte della nostra macchina.

2. Head shieid – Quando la maggior parte delle persone provano a visualizzare una reazione “flinch” pensano a questa: le mani, le braccia ed i gomiti si alzano a proteggere il viso e la testa, le spalle si alzano, e la testa si ritrae insaccandola tra le spalle.

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3. Shield and turn – Questo tipo di “flinching” si verifica quando una minaccia viene colta dalla visione periferica. Coinvolge un braccio, avambraccio e gomito che formano uno scudo, viene sollevato lateralmente alla minaccia con un contemporaneo movimento circo-angolare verso il basso e in allontanamento anteriore o posteriore. Può essere facilmente visualizzato, pensando al momento in cui durante una partitella di calcio, qualcuno al tuo fianco ti urla “attentooooooo!!!” oppure “occhiooo !”

Ciascuna di queste “flinches” porta con sé dei movimenti caratteristici che sono unici (e richiederebbero una discussione molto approfondita ma andrebbe oltre lo scopo del presente articolo), tuttavia presentano anche delle caratteristiche comuni.
In generale si registra un abbassamento ed un allargamento del baricentro per poter migliorare la stabilità, le braccia vengono posizionate in maniera difensiva a coprire bersagli della linea centrale (quella vitale), gli occhi focalizzano attentamente la minaccia (ecco il perché della dilatazione pupillare e della conseguente perdita di visione periferica), il respiro viene espirato velocemente sia per favorire l’assorbimento dello shock da un impatto imminente che per portare un colpo con potenza, e le dita sono tenute palmate (unite) e distese a maggior copertura e protezione.
Blauer ha preso questi tre tipi di reazioni riflesse, le ha segmentate nelle singole componenti e successivamente ne ha determinato il modo in cui ciascuna potesse essere convertita in un movimento tattico, fondato sull’osservazione delle similitudini e delle differenze. Il metodo funziona come un movimento sinergicamente sviluppato, estremamente veloce e potente.

Riassumendo, i punti forti del metodo “protezione spontanea ottimizzante le reazioni accelerate” sono individuabili nella facilità di assimilazione essendo interamente fondato, costruito e implementato sulla base di movimenti riflessi corporei, geneticamente ereditati dai nostri progenitori. Non deteriorabilità, grazie all’innata stabilità del sistema nervoso animale e la dotazione genetica delle risposte riflesse-istintive (indipendentemente dalla mancanza di allenamento a lungo termine, vedi vecchiaia). Applicabilità universale, nessuna necessità di memorizzare, allenare e sviluppare memoria muscolare per una grande varietà di tecniche.
Il metodo permette mediante l’applicazione di una tattica (intesa come applicazione tri dimensionale di abilità fisiche, mentali ed emotive) la risposta ad ogni tipo di minaccia; il metodo permette di raggiungere un livello elevato di abilità praticamente a chiunque sia dotato di normali reazioni fisiche, poiché non è fondato su atletismo, capacità fino-motorie o condizionamento fisico.
Da un punto di vista prettamente tattico, diverse ricerche hanno dimostrato che all’aumentare del numero di opzioni disponibili corrisponde un aumento del tempo di reazione, pertanto avere una sola alternativa disponibile, in una situazione che richiede il tempo di reazione più veloce possibile è la migliore soluzione prospettabile fino a quando l’opzione disponibile è idonea a contrastare la minaccia.

Vorrei ringraziare in maniera particolare il Dr. Cobb, il Dr. LeDoux, Tony Blauer, Richard Dimitri ed il mondo della scienza nel suo insieme.

di Massimiliano Passalacqua